“See it our way”

See it our way” è il nome del Training Course al quale ho preso parte, che si è tenuto tra il 23 ottobre e l’1 novembre ad Aghveran in Armenia. Un’esperienza davvero bella ed entusiasmante che certamente non potrò mai dimenticare e che mi ha dato l’opportunità di scoprire nuovi luoghi, acquisire abilità e conoscere nuove persone. I paesi coinvolti nel progetto erano dieci: Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, Germania, Ucraina, Moldavia, Russia, Georgia e naturalmente Armenia.

Le attività e i workshops, così come i momenti di confronto e di apprendimento non formale sono stati certamente interessanti, tanto che la tematica del progetto – la fotografia come strumento per il dialogo interculturale – è stata una delle ragioni per cui ho voluto prendervi parte. Il training si è svolto nei pressi di un villaggio in una località di montagna a 2000 metri di altitudine, in un contesto molto bello e particolare da un punto vista naturalistico, che ci ha permesso di mettere subito in pratica alcune delle abilità e tecniche fotografiche apprese durante il progetto. Una delle giornate è stata invece dedicata alla visita della capitale Erevan, centro politico, culturale ed economico della nazione, ben diverso dal resto del paese il cui ritmo è scandito da stili di vita più tradizionali.

Al di là delle nozioni apprese durante le varie sessioni di questo Training Course, non posso non sottolineare il valore aggiunto di questa stupenda esperienza che mi ha permesso di scoprire il Caucaso e in particolare la cultura armena e georgiana (Tbilisi è stata la città in cui sono arrivato e dalla quale sono ripartito), tanto diverse dalla nostra e anche per questo ancor più interessanti. Insomma un’esperienza di quelle che lasciano il segno, in un paese in parte isolato e non facilissimo da raggiungere, che mi ha permesso di incontrare gente nuova e interessante con la quale ho vissuto durante tutto il tempo trascorso li e con cui ho stretto amicizia e creato nuovi contatti che certamente potranno essere utili per il futuro.

 

Simone Marsala