Training Course in Turchia su rifugiati e migrazione – il racconto di Francesca

Cosa ci fanno tre ragazze italiane a Gaziantep? Gaziantep è una città turca della regione dell’Anatolia sud-orientale che dista circa 120 km dalla città siriana di Aleppo. Io, Francesca e Alessia ci siamo conosciute lì dopo esserci scambiate qualche messaggio su whatsapp (forse in fondo eravamo un po’ preoccupate e avevamo bisogno di rassicurarci a vicenda). Negli ultimi tempi avevo sentito parlare di Gaziantep come la città di transito per milioni di rifugiati che sono scappati dalla Siria e nel 2016 era emersa alla cronaca internazionale per un paio di attentati.
Ma insomma perché eravamo finite lì? Un corso di formazione sulla situazione dei rifugiati e richiedenti asilo ci ha portato verso sud. L’Unione Europea ne finanzia vari e in genere hanno come obiettivo quello di incrementare le conoscenze e le opportunità di lavoro dei cittadini europei nel campo sociale, culturale, artistico, delle nuove tecnologie e dei media. Interessati? Date un’occhiata al sito di Salto-youth.
Il corso in questione è stato organizzato dall’associazione turca Sof Dagi e Arcistrauss ne è stata la promotrice in Italia. L’aspetto più interessante di questi corsi all’estero è sicuramente quello sociale. Ovvero in una settimana ti fai il giro di mezza europa pur rimanendo nella stessa città. Nel nostro corso oltre all’Italia e alla Turchia, hanno partecipato ragazzi dalla Grecia, dalla Romania, dalla Spagna, dal Regno Unito e dalla Norvegia. Quasi tutti lavorano con organizzazioni che danno supporto ai migranti e ai rifugiati e ascoltare le loro testimonianze è stato fonte d’ispirazione. 
Durante il corso ci siamo confrontati sui diversi sistemi di accoglienza, sulla situazione politica dell’Europa e dei nostri paesi. Ahimè, abbiamo ragionato di numeri e statistiche. L’Europa è divisa tra paesi più esposti ai flussi migratori per posizione geografica e paesi che lo sono meno. La Turchia ospita più di tre milioni di rifugiati, per lo più provenienti dalla Siria e la maggior parte di loro vive nei campi costruiti appositamente per accoglierli. Nel 2016, in alcuni paesi dell’Unione Europea si è raggiunto uno dei picchi più alti di richieste d’asilo avanzate per la prima volta. La Germania ha ricevuto più di 700,000 richieste d’asilo, l’Italia circa 120,000 e in Grecia che conta una popolazione di soli 10 milioni di abitanti ne sono state presentate circa 50,000. Nonostante questi numeri che potrebbero allarmare a prima vista, bisogna ricordare che i paesi che accolgono il numero maggiore di rifugiati a livello globale si trovano in Asia, in Medio Oriente e in Africa. Ad esempio, alla fine del 2017, nel Libano che conta poco più di 4 milioni di abitanti, vivevano circa 1 milione di rifugiati. L’Uganda, un paese piccolissimo nel cuore dell’Africa e non certo famoso per le sue performance economiche, ne ospita 1,4 milioni. (Non vi starò annoiando con tutti questi numeri? Dai, questo è l’ultimo paragrafo. Ve lo giuro!) 
In conclusione, se teniamo conto che le persone in fuga dal loro paese al momento ammontano a circa 68,5 milioni e che l’85% di essa si trova nei paesi in via di sviluppo (Dati UNHCR) è cristallino il fatto che in Europa non è in atto una crisi migratoria come vorrebbero farci credere alcune parti dei media e della politica. Se di crisi si vuole parlare, bisogna far riferimento a quella dei valori. La crisi dei valori che colpisce tutta l’Europa e non ci permette di pensare a soluzioni più efficienti di accoglienza e di inclusione all’interno dei nostri territori. A Gaziantep abbiamo riaffermato la nostra volontà di impegnarci per migliorare le nostre comunità nel renderle più aperte e multiculturali. Ecco perché sto scrivendo questo articolo, per invitarvi a partecipare a un training course o a uno SVE o a qualsiasi altro progetto vi metta nella condizioni di provare come ci si sente, anche soltanto per una settimana a essere “stranieri”. Buon esperimento!

Francesca Cipolla