“BACK ON TRACK” in Lituania

una esperienza Erasmus+ ben riuscita

di Martina Marei Viti

“… Get up, stand up,…”

“… Don’t give up your fight…”

 

E’ stato probabilmente lo spirito di Bob Marley che ha assicurato, oltre ad una pianificazione ed implementazione appropriate, il successo di un percorso di formazione “escursione e studio” di dieci giorni, approntato dagli euroamici baltici nel settembre scorso.

 

Come potrebbe venire chiamato, in alternativa? Forse “Energizzare” il proprio (giovane) io per una fresca ripartenza, per poter ergersi dritti e dare forma al proprio futuro con nuove motivazioni, nuove prospettive.

 

Modi e mezzi per farlo sono stati teorizzati e praticati durante il workshop citato, che ha fornito, a decine di partecipanti da otto nazioni dell’Unione, uno schema comprensivo di come sollecitare e contribuire ad un risveglio del potenziale e delle capacità personali in giovani sottoposti a forte stress.

 

I partecipanti sono stati sollecitati a mettere in pratica quanto illustrato su se stessi, partendo con una escursione di tre giorni lungo la costa baltica.

Un’esperienza idonea alla costruzione del gruppo e alla focalizzazione sui temi del workshop.

Tutti rapiti da quel magico mondo nordico, animato da “Alberi di Verde”, “Nuvole di Bianco” e “Onde di Blu”, per dirla con l’indimenticato “Satchmo” Armstrong.

 

 

Cosa è “passato” come messaggio principale, alla fine?

  1. Partire dai sensi, applicandoli alla realtà circostante: annusare un albero tagliato di fresco per cinque minuti, ascoltare una storia da un pescatore, gustare cibi locali, toccare un pesce o una medusa, …;
  2. riflettere sull’importanza dell’ “apprendimento dalla pratica”, favorito dall’esperienza diretta, dall’osservare una persona esperta in azione, dal chiedere – sollecitare spiegazioni; vi è connesso il cosiddetto “circolo dell’apprendimento da esperienza”, illustrato al workshop (esperienza-elaborazione-concettualizzazione-applicazione-conclusione-nuova esperienza).

 

Nell’applicarsi a tutto ciò, è importante avvertire l’impulso, e orientarsi di conseguenza, verso l’esprimere se stessi, chiedendo, parlando, raccontando, mimando e, in ultima analisi, facendosi percepire positivamente dalle persone cui ci si sta relazionando.

 

Una attitudine positiva che può manifestarsi, ad esempio, nel considerare l’efficacia di iniziative formative (corsi, workshop,…) cui si è partecipato come tappa di potenziamento delle proprie capacità e possibilità; “Back on Track” ha fatto chiaro ai partecipanti l’importanza di assegnare valore senza valutare, di descrivere senza giudicare, di fare cenni anche puntuali curando di non colpire la sensibilità e l’autostima degli interlocutori.

 

Le ultime “dritte” trasmesse al workshop hanno riguardato la funzione positiva dell”alzare l’asticella”, ovvero di chiedere ed aspettarsi da se stessi qualcosa di più di quanto raggiunto, conseguito fino a quel momento; il naturale complemento consiste nel saper gestire le difficoltà in una sequenza di apprendimento peraltro ben descritta dagli addetti ai lavori (dalla prima fase di relativo “comfort” si passa ad una di “sforzo” fino ad una – potenziale di “panico” da timore di non riuscire in quanto richiestoci…).

 

Ma… non è stato detto niente circa l’altro (ugualmente brillante!) “lato della luna”?

Cosa si può concludere circa i “formatori”, dall’impegnativo compito di introdurre e favorire, efficacemente, nuovi punti di vista, nuove attitudini, nuovi approcci nei loro allievi?

 

 

Il workshop baltico ha reso chiaro che “guidare” un gruppo significa per prima cosa saperlo motivare e saperne attivare le capacità, puntando a costruire e a far conto su sessioni di “group building” altamente interattive e coinvolgenti.

E nel fare ciò, riuscire a superare gli alti e bassi impliciti nei profili, inevitabilmente differenti, dei partecipanti (dal profilo del “viaggiatore”, non coinvolgibile oltre una certa soglia, al “prigioniero”, ingabbiato in preoccupazioni esterne, fino all’ “apprendista”, felicemente idoneo e predisposto a cogliere il meglio dall’esperienza educativa).

 

Alla “fine della fiera”, non c’è una chiave, una parola ed un concetto chiave per sollecitare i partecipanti all’apprendimento?

 

Questa parola è stata ampiamente pronunciata, sillabata anzi, durante il meeting sul Baltico: “e-mo-zio-ne”: coinvolgere le persone grazie all’evidenza del sentirsi accolti in una atmosfera amichevole,

e sospinti verso il confronto con nuove strategie di inquadramento e risoluzione dei problemi.

E, nel farlo, sentire che si risveglia la curiosità, l’anelito ad arricchirsi di sguardi nuovi.

 

 

Alla fine della storia (si tratti di un workshop o di qualsivoglia altro tipo di sessione educativa), il formatore adotterà una logica ed un approccio “vinci-vinci”, pertinente e simmetrico rispetto a quello proprio dell’allievo: sollecitare restituzioni oneste, e chiarire senza difendere; ascoltare e prendere nota quanto viene detto; apprezzare e riconoscere i contributi ricevuti.

 

Così, indipendentemente dal ruolo avuto, entrambe le parti potranno già guardare oltre, a passaggi personali successivi, per contribuire ad un futuro migliore, condiviso.

 

 

 

 

 

Con il riconoscimento per quanto appreso e vissuto all’amica lituana Justina e al suo staff: per quanto sono stati capaci di trasmetterci.

 

Grazie, sentite, all’Associazione Strauss per aver considerato la mia partecipazione al workshop.

 

Martina Viti, Europe.

Ottobre 2015

 

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Back on Track – Martina Marei Viti Report