Vi abbiamo raccontato gli SVE dei nostri ragazzi, tutti italiani, alle prese con un’esperienza unica e inimitabile. Oggi, invece, vi raccontiamo la storia di Ivor, ragazzo croato che abbiamo ospitato per 12 mesi nel nostro paese, Mussomeli.

Ivor Igrec, da Spalato – Croazia a Mussomeli, Sicilia

12 mesi presso Associazione Culturale Strauss

 

Ci sono momenti nella vita di tutti che fanno da veri e propri spartiacque tra ciò che era prima e ciò che sarà dopo. Un anno come volontario in Sicilia è stato sicuramente uno di quei momenti, uno dei più importanti nella mia vita. Le mie attività come volontario, come ho trascorso questa porzione di vita e il tempo passato a imparare a conoscere la Sicilia, mi hanno permesso di guadagnare e ampliare le mie capacità come persona. Entrare in un ambiente multiculturale, come quello della casa che condividevo con gli altri volontari, le attività sociali e civiche che ho svolto, conoscere la mentalità, la storia, le tradizioni del luogo vivido: tutto ha fatto sì che imparassi ad esprimermi, mi ha fatto sentire a casa e per un anno ha segnato l’inizio di un bel viaggio.

Vivere e incontrare una moltitudine di altri volontari sono sempre state gioiose esperienze che mi hanno regalato molti ricordi piacevoli; le relazioni che abbiamo stabilito dureranno per molto tempo ancora.

Anche in una esperienza SVE accade, così come nella vita, che ci siano giorni e momenti in cui tutto è solare e gioioso e altri che sono scuri e difficili. In questo senso, il mio anno in Sicilia non ha rappresentato un’eccezione, come è normale nella vita. I momenti piacevoli mi hanno permesso di sentirmi connesso con il luogo in cui ho vissuto e con i volontari con cui l’ho condiviso, ma sono stati anche sfide della vita quotidiana nello stesso spazio di vita e di lavoro. Colmare dei divari tra le varie personalità e background culturali e superare le sfide di tutti i giorni insieme è quello che ci ha permesso di mostrare nostre qualità, i nostri punti di forza e dove il buon lavoro di squadra è stato veramente evidenziato.

L’obiettivo individuale che dovrebbe essere comune a tutti, soprattutto ai “giovani adulti”, è quello di permettere a sé stessi di crescere: lo SVE e ArciStrauss me lo hanno permesso. Ma il ricevere è solo una parte di questa esperienza; ciò che è stato ancora più importante è dare agli altri. In primo luogo, dare tutti noi stessi, il nostro tempo e le nostre energie per aiutare gli altri nella comunità, soprattutto chi è nel bisogno. E questo proprio perché e mentre eravamo lì. Fornire assistenza alla comunità locale e per rendere la loro vita migliore e rendere gli oneri meno pesanti: in tutto questo ci sentivamo come se stessimo facendo qualcosa di veramente significativo e concentrati sul benessere di tutte le persone coinvolte.

Da quando questo “viaggio” è finito ho avuto modo di riflettere sull’anno trascorso e nonostante la tristezza per l’esperienza conclusa, i ricordi saranno compagnia costante che mi darà conforto e speranza, riportando alla mia memoria che questa esperienza è stata solamente una delle eccezionali stazioni del meraviglioso viaggio chiamato vita.