Workshop sul Bullismo

organizzato e condotto dai partecipanti del gruppo italiano (Associazione Arcistrauss)  Scambio giovanile Erasmus+  “YAS Youth Against Stigmatization”

Moedaku Sportbass- Estonia

Il workshop è stato pensato e organizzato non per impartire una lezione sul fenomeno del bullismo ma per provocare più riflessioni e dibattito possibile intorno a questo tema.

All’interno del gruppo organizzatore, è emersa l’ipotesi che quella violenza  psicologica e fisica chiamata BULLISMO che  alcuni “carnefici”  mettono in pratica nei confronti di “vittime”, sia generata  da un inconsapevole disagio affettivo interno del bullo

Quella violenza potrebbe essere generata anche da una forte carenza di autostima e anche da relazioni famigliari non funzionali.

In definitiva pensiamo  che il bullo sia diventato tale e continui a tenere la sua condotta di bullo a causa di una sua “esigenza” interiore generata principalmente da quanto sopracitato.

L’atteggiamento discriminatorio che il bullo assume stigmatizzando le sue vittime per:

  • il loro orientamento sessuale LGBTQ+, 
  • le forme del loro corpo e i loro disturbi alimentari,
  • il loro disagio mentale o la loro malattia mentale,
  • il loro modo di esprimere se stessi e i propri sentimenti,

sarebbe quindi un pretesto per agire e incanalare la propria violenza che – come ribadiamo – è generata da altri motivi.

Il bullo tradisce quindi il proprio substrato culturale non evoluto che non prevede il  rispetto totale ed incondizionate delle altre persone.

Nonostante pensiamo che la causa ultima del bullismo non possa essere ricondotta al solo comportamento  discriminatorio,  riteniamo  indispensabile che per combattere questo fenomeno sia indispensabile agire sulla cultura affinché nessun individuo possa avere un substrato culturale che in qualche modo lo induca a discriminazioni di sorta.

Per questo abbiamo pensato ad un workshop che potesse permettere ai partecipanti di far emergere idee, credenze, pensieri e  pareri riguardanti i 4 principali pretesti che i bulli utilizzano per giustificare il loro atteggiamento di sopraffazione.

Il workshop si è svolto in questo modo:

I partecipanti  sono stati divisi in 4 gruppi composti da 5/6 persone per ciascun gruppo.

Tutti i  gruppi contemporaneamente dovevano disporsi per 5 minuti intorno ad uno dei 4 diversi tavoli tematici 

Nel tempo dei 5 minuti in cui ogni singolo gruppo si trovava intorno ad un tavolo tematico, doveva discutere e poi scrivere su un foglio:

  • tavolo n 1

affermazioni relative  alle difficoltà e problematiche delle persone LGBTQ+

  • tavolo n 2

affermazioni relative relative alle difficoltà e problematiche delle persone con disagio e malattia mentale

  • tavolo n 3

affermazioni su dinamiche relative alle forme del corpo (body shaming) e disturbi alimentari

  • tavolo n 4

affermazioni relative alle modalità di espressione di sé e dei propri sentimenti

Alla fine del giro (durato  quindi 20 minuti) dei 4 gruppi sui 4 diversi tavoli tematici, sono stati raccolti per ognuno dei 4 tavoli, 4 fogli prodotti dai relativi 4 gruppi, per un totale di 16 fogli.

E’ stata tracciata sul pavimento con un nastro, una linea al centro della stanza che partendo da una parete arrivava alla parete opposta

Ad una estremità della stessa linea è stato attaccato un cartello sul quale è stato scritto “totalmente d’accordo” e all’altra estremità è stato attaccato un cartello sul quale è stato scritto “totalmente in disaccordo”.

Quindi si è proceduto secondo questo schema :

Il conduttore del workshop ha letto una  delle affermazioni prodotte da uno dei 4 gruppi quando si trovava intorno al tavolo tematico n. 1 ( argomento LGBTQ+)

Dopo la lettura di quella affermazione tutti i partecipanti si schieravano sulla linea tracciata

Partendo dal punto centrale della linea, ognuno poteva andare nella direzione del cartello “totalmente d’accordo”, oppure verso il cartello “totalmente in disaccordo” per poi fermarsi in un punto preciso.

Così facendo ogni partecipante poteva esprimere quanto fosse in accordo o quanto in disaccordo relativamente a quella stessa affermazione.

Dopo il posizionamento di tutti i partecipanti,  il conduttore chiedeva in ordine casuale ad alcuni di loro di esprimere le loro motivazioni per cui si erano posizionati in quel determinato punto della linea.

Le risposte innescavano una discussione generale su quella affermazione

Dopo 3 minuti veniva chiusa la discussione per passare alla lettura di un’altra affermazione scritta sul foglio redatto da uno dei 4 gruppi quando si trovava intorno al tavolo tematico n.2 ( argomento DISAGIO/MALATTIA MENTALE) per poi continuare con il posizionamento dei partecipanti e la successiva discussione

Secondo lo stesso schema, dopo 3 minuti si passava alla lettura di un’altra affermazione scritta su un foglio redatto quando un gruppo si trovava intorno al tavolo tematico n. 3 (argomento FORME DEL CORPO  – BODY SHAMING –   DISTURBI ALIMENTARI) per poi continuare con il posizionamento dei partecipanti e la successiva discussione

Per finire, dopo 3 minuti si passava alla lettura di un’altra affermazione presa  da un foglio redatto da un gruppo mentre si trovava intorno al tavolo tematico n. 4 (argomento ESPRESSIONE DI SE’ / ESPRESSIONE DEI PROPRI SENTIMENTI) per poi continuare con il posizionamento dei partecipanti e la successiva discussione

Lo schema appena descritto è stato ripetuto per altre tre  volte

I partecipanti hanno gradito positivamente il workshop perché esso ha generato moltissime  discussioni intorno a tante affermazioni, credenze e opinioni relative ai delicati argomenti che hanno a che fare con le stigmatizzazioni.

Le numerose discussioni e il confronto serrato,  hanno portato molti partecipanti a riflettere  e anche ad interrogarsi più profondamente sulle delicate tematiche trattate.

La buona riuscita del workshop secondo noi è stata generata,  più che dall’aver fornito qualche risposta a complessi interrogativi,  dalla occasione stimolante che i partecipanti avevano di prendere subito pubblicamente una posizione iniziale quando veniva letta un’affermazione.

I partecipanti esprimevano la loro idea posizionandosi fisicamente sulla linea tracciata sul pavimento. 

Si è verificata più volte una cosa interessante: diverse persone dopo la discussione e il confronto serrato e incalzante ( erano disponibili solo 3 minuti per la discussione) pervenivano a nuove considerazioni e idee rispetto a quelle che avevano in mente e che avevano espresso al momento precedente alla discussione collettiva.

In seguito, quindi, comunicavano anche senza parlare il loro cambiamento di idea spostandosi  fisicamente cambiando la loro posizione sulla linea tracciata sul pavimento.


Qui la versione in inglese